la RIBELLEZZA
di Monica Seksich


RIBELLIONE: sostantivo femminile

Reazione conseguente a uno stato di esasperata soggezione o costrizione, capace di tradursi in aperta rivolta armata (la r. di un popolo ; r. contro le forze dell’ordine; reprimere una r.), in un deciso rifiuto all’obbedienza (r. ai genitori, alla disciplina ), o anche, fig., in un istintivo atteggiamento di protesta (r. contro la sorte).

Cos’è, cari artisti, che opprime e assoggetta l’Arte? Quali sono le regole e le costrizioni cui disobbedire, anche in un tempo in cui, apparentemente, agli artisti è permesso di fare (quasi) tutto ciò che passa loro per la testa?


Abbiamo provato a fare un elenco di questi mali.

  1. Lo stato di bisogno economico.

Non si riesce proprio a far capire a questo sistema che l’arte è un mestiere e che va pagato.

  1. La mancanza di disciplina.

Uno degli strumenti del sistema imperante è far credere agli artisti che si può essere tali senza esserlo e senza disciplina; per cui assistiamo a una processione di fake-artist, illusionisti che non hanno alcun tipo di preparazione tecnica formale e non sono disposti a lavorare per impadronirsi dei segreti del mestiere. Una brutta eredità lasciataci dalla pop art.

  1. Le leggi dei mercanti.

Oramai tutto è basato sulla speculazione finanziaria, per cui assistiamo ad artisti che si quotano in borsa e che si comprano le proprie opere all’asta per farle alzare di prezzo; nel momento in cui l’arte è diventata investimento, abbiamo assistito alla quasi totale morte delle emozioni, dello stupore, del meraviglioso.

  1. La legge della provocazione.

Nei tempi amari della shock economy, l’artista non deve lavorare al Bello, ma alla notorietà, allo scandalo, alle visualizzazioni dei social. Ci stanno facendo credere che la Bellezza non sia necessaria e non sia abbastanza forte. Chi vuole diventare artista famoso, sempre più spesso si ritrova a essere famoso senza essere veramente artista.

  1. L’era dei V.I.P (Videoart – Installazione – Performing art)

I velleitari scelgono strade furbe per proporsi: invece di una seria preparazione alla regia, si opta per la video arte; invece della scultura, via con orride installazioni, spesso eseguite addirittura da altri; invece del teatro o della danza e della sua dura preparazione, noiose performances dal significato alquanto vago. Tutti costoro inscenano un teatrino di vaghe proteste contro il logorio della vita moderna, facendo comunque attenzione a non porre mai critiche precise contro la mano del padrone che li paga.

  1. La corte dei miracoli

Attorno all’arte (quella che va spiegata altrimenti nessuno la capisce) si è formata una pletora di figure perfettamente inutili: curatori, critici, e in genere operatori “culturali” quasi che senza costoro nulla sia comprensibile o intellegibile. Nulla di più falso: Leonardo senza costoro campa benissimo, mentre essi senza Leonardo non mangerebbero.

  1. Gli affittacamere

Altre zecche che infestano il torturato mondo degli artisti sono i galleristi truffaldini e tutti colori che mungono denaro agli artisti per esporre, e vivono alle loro spalle.

  1. Coefficienti, quotazioni, schiavitù del prezzo.

  2. Gli obbrobri della rete.

Fashionist, blogger, influencer e modaioli, che trattano l’arte come un paio di scarpe o una borsetta. E poi loro magari vi vengono a dire che fare l’artista non è un lavoro vero; oppure si considerano artisti in quanto noti. Soggetti da barzelletta.

  1. L’élite radical-chic, l’arte concettuale, l’élite finanziaria: sono la trinità della fuffa.

  2. L’incapacità di accedere al sublime.

Artisti, tutti i punti di cui sopra ci stanno strappando l’antenna speciale che ci rende sensibili e attenti al mistero della vita ovvero il senso del sublime. Questa forse è la maggior forma di oppressione, l’addio alla poesia interiore che ogni artista esprime.

  1. Il peggiore oppressore: La Bruttezza.

Disse Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”
Il senso del brutto, dello squallore, la spazzatura tutta che soffoca l’intero pianeta, materiale e spirituale, e che abbrutisce nella violenza e nel degrado l’umanità, dagli abusi dei potenti alle guerre, opprime e avvilisce l’arte, riempiendo gallerie e musei di opere genuinamente orrende.


Artisti, che soffriate una sola di queste forme di oppressione o che le patiate tutte, vi chiediamo l’atto supremo di ribellione: riportateci la bellezza, il sublime, la meraviglia e tutto ciò che nei vostri sogni vi commuove e vi ispira.

Tutto ciò che rende l’arte tale e capace di vivere e parlare a tutti, escludendo il carrozzone di ciarlatani che vende per arte ciò che arte non è.

La bellezza è ribellione.

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S  C  A  R  I  C  A     I  L     B  A  N  D  O

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